venerdì 21 luglio 2017

ESTRATTO dal breve romanzo La vedova Bianca, Inedito

Il profumo traboccante delle fascine di ulivo, preparate dopo la potatura e fatte seccare al sole, si lasciavano bruciare con facilità, dentro quel forno che sembra la cupola di una chiesa. Il crocchiare delle foglie e della legnetta fine, insieme alle lingue di fuoco cantavano suoni di altri tempi, empi di fragranze d’ulivo selvatico, e sughere dolciastre, nonché di terra fresca e balle di fieno appena rastrellate, il fumo veniva risucchiato dalla cappa esterna alla cupola del forno, seguite dal fuoco che si alzava e si abbassava a seconda dell’ampiezza della fiamma. E ancora fascine, fino a riscaldare e mettere in temperatura il forno, che,  riuscivi a capire quando era pronto, dal colore della parete, appena la parte superiore diventava bianca e chiara, il forno raggiungeva la temperatura, allora venivano infornati cibi e il tutto chiuso con una lastra di ferro a misura della bocca, ogni tanto ci si affacciava per controllare. Si dice che il forno antico, ha un animo, più lo usi più il cuore si riscalda e da vita, più lo adoperi, più la cupola si forma e prende d’intensità, più lo vivi, più lui ti da nutrimento, è una condivisione di vita. Da quella bocca erano uscite le più sfarzose prelibatezze, ma una fra tutte, la più sacra, il Pane. 


[Tea Salis]

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